
Fare informazione è divenuto sempre più difficile e complicato, ci interfacciamo ogni giorno con ogni tipologia di notizie.
Che siano false o reali, oggi portiamo un caso che merita di essere analizzato poiché, rappresenta per noi e per chi svolge l’attività di giornalismo, un tema molto importante.
Quanto costa fare informazione?
È difficile valutare è quantificare un lavoro così preso sottogamba, ma che è onnipresente nelle nostre vite. La domanda che vorremo porvi è: Quanto siamo liberi nel fare informazione?
Noi stessi abbiamo avuto qualche difficoltà nel correggere qualche articolo, senza urtare la sensibilità altrui, talvolta cambiando anche interi articoli per non ritrovarci in qualche problemino di natura giuridica, ma quando la persona che fa informazione è Julian Assange, credo che si possano rispondere alle precedenti domande.
Per chi non conosce il caso..

Julian Assange è un giornalista e cofondatore di Wikileaks.
Ognuno di noi, almeno una volta su Internet, ha usato questa piattaforma per informarsi.
Il signor Assange, rischia di perdere la sua libertà con circa duecento anni di carcere, (duecento avete letto bene), perché ha divulgato documenti segreti di atti di guerra e altre cosucce.
Imputato di aver commesso altri numerosi “crimini” e condannato per cospirazione e spionaggio, semplicemente per aver tenuto un modello trasparente e di libera informazione che ha fatto storcere il naso principalmente agli Stati Uniti.
Per anni è stato tenuto lontano dalla civiltà, in Inghilterra, vivendo per oltre 10 anni in un appartamento di soli 30 metri quadri pagando già una condanna per la sua libertà e la sua dignità umana.
Pensate, manco un criminale seriale, è stato tenuto lontano dagli affetti familiari, credendo di essere al sicuro e protetto e sperando che le accuse contro di lui prima o poi potessero decadere.
Nonostante sia stato condannato per cospirazione, hanno più volte tentato di rapirlo per estradarlo negli Stati Uniti dove dovrebbe pagare la sua pena. Altre volte, ha rischiato la morte, e qui ci sono le folli strategie di importanti signori degli USA.
Proposto più volte al Premio Nobel, negli ultimi tempi si discute sulla questione dell’estradizione negli USA o in Svezia dove sconterà la sua pena. Dopo l’ennesimo clamoroso caso, la sua abitazione è stata gentilmente “decorata” da microfoni e telecamere nascoste; e secondo voi perché messe se non per sospetto di trovare quel qualcosa di segretamente nascosto per benino?
Detto ciò, quanto siamo realmente liberi di dire la nostra?
Molto complicato. E lo sappiamo!

Di sicuro bisogna stare molto attenti a pestare i piedi a qualcuno. In un mondo dove il principio di fake news è all ordine del giorno, articoli gonfiati da titoli clickbait, spesso da testate giornalistiche davvero molto importanti.
Tutti noi lettori non amiamo starcene qui a sentire l’amaro in bocca.
Non ci piace per niente starcene a gambe tremolanti tra una mezza verità e una totale menzogna. Eppure certe volte, ce lo facciamo andare bene.
Ma difficilmente ci mettiamo nei panni di chi fa una libera informazione e che rischia la vita tutti i giorni.
Il caso di Julian Assange è solo uno dei tantissimi casi dove ad un uomo, giornalista o meno che sia; viene tolta la libertà di espressione e di un lavoro degno. È davvero questo che intendeva Armstrong con la sua citazione: Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità?